3. Angioletto
5. Tu
6. E` l'ora promessa al travaglio
8. Trilogia
10. Missili viventi
12. Fata
13. Avanzi Di Un Padre
14. Rupi
Alba radiosa
intorno ai grattacieli di cristallo.
Lame d’oro tagliano le vette
che veglian sulle valli;
il bianco fitto
una miscela dei buon vini stagionati
nelle cantine vecchie
a tanti scalinati,
contorna le bistecche ai pisellini.
Vita assai lenta…
e profumo di polenta…
e gioventù già spenta
in conservazione sdensa
dell’umanità intensa.
In
In tal brughier terreno dei paraggi a spini
mi trovo di passaggio….
fatico in lento viaggio
verso l’infinità celeste di canti cherubini….
aspetto l’apertura di frontiera
per l’esodo umano verso eterna primavera….
trascorro un soggiorno assai breve
per niente lieve….
per alienarmi nell’attesa fomentale
recito una commedia essenziale….
provvedo per cementar mia essenza
nell’infinito spazio
e questa terra intermediaria si offuscherà in passato
nel gaio aleggiar eterno dell’oblato.
come ti dona lo stemma dell’ospizio!
una margherita coccolata in palmo
come per aggiustare la rottura
Con occhi d’angioletto
Sorvegli spensierata il mondo
che conosci malapena
come se fossi Iddio
mi prendi per mano, m’accogli
priva dello spavento
pregna di sincerità assoluta
caloroso l’abbraccio che sai dare
senza pretendere nulla in cambio
eccetto il cibo tuo diritto
e lo smalto d’unghie unica esigenza
nel tuo tenero sguardo
spiccano amore, serenità e sicurezza
i fondali dell’ezistenza umana
che spesso mi trovo a mancarmi…
niente pretese o aspettative surreali
o seminate zizzanie dentro te
soltanto un mare di fragilità
e profumi di candore
M’annienti colomba troncata nel volo!
t’invidio il sottile messaggio vitale
che soltanto tu e Dio mi sapete dare….
Anima flebile porto dentro la carcassa
spinta da logorato impeto…..
come fiamma nel corrente dimenando impazzita
crea penombre, spreca il suo valore……
sono un ballo arrugginito dell’essere umano
sforzato dal principio…..
rubacchio quell’ ossigeno essenziale
che sfugge all’appassita voglia
come sabbia fra le dita…..
da mortale, cerco di allontanar tutt’ora
l’ultima mia dimora…..
temendo dietro l’angolo…
ogni istante
Al traguardo
di una primavera
vissuta troppo in fretta
Un’evoluzione senza tregua
Inesausta
Da uomo a strauomo
Tra nascita e morte
Una vecchia storia mia
Ancora titillante
Un angelo con ali di velluto
Frugando tra macerie inseppellite
Di una verginella
Un manoscritto aperto
Firmato da mia mano promettente
Lasciata nell’oblio indifferente
Per amore.
Un tenero tranello
Concepito e intrecciato
con un unico sguardo
Ed io un vecchio forte vento
domato e trattenuto.
Albeggiar a filigrana.
Scaglie d’argento pennellano il risveglio;
portali velati dall’ombra vagante
si scoprino all’istante;
al lampadario sonnolente
manca lo sguardo di luce potente;
fiumicini di vapore fiatale
disegnano le finestre
un furtivo pizzicato da quaglia
nascosta nell’erbaggio
rappresenta l’appendio di vestaglia;
come un serpente
escono i paraggi dal guscio notturno.
D’opale l’immenso firmamento!
Ma all’improvviso
s’accende una spilla focosa
in oro e splendore
e prende calore;
il mattino scrolla il languore,
l’aria si veste d’incenso
e s’innalza l’influsso d’odore
a lento spessore;
il mondo riprende vigore;
s’incomincia il ballo dell’ape,
il bacio di farfalla,
l’impegno, il rumore.
È l’ora promessa al travaglio.
Ogni respiro è vita!
ogni vita è lento cammino
d’affiancati malinconia e lietezza
sbilanciando l’esistenza….
Ogni vita è una complessa storia
Tratta dall’interminabile libro
Ombra che ti rincorre ….
Ogni storia ha un rammarico
Che sia grande o piccolo,
esperienza dalla quale, lottando, s’impara,
nella quale s’irida la forza
Da ogni cuore sboccia l’insaziabile sogno
anteprima dell’avverar o meno
bacchettando d’incanto la quotidianità
ringiovanendo il diminuendo battito
se i sogni avessero ali
svolazzeremmo tutti come farfalline!!!!
Ti penso
come l’incontro giusto
con l’affinità;
antidoto alla desolazione;
come l’idilliaco lago
dove posso
stralavarmi a capriccio;
come torrida bufera
di spumante stuzzicante
l’oasi dell’assetata anima;
come bussola tenace,
conducente
verso il paradiso terrestre.
Ti vedo
come socio nel mio futuro
spazzatore dell’io;
dolce rovina della verginità;
come l’assaggio
a una cenetta per due
a lumi di candela,
come fata bacchettata d’incanto
in una fiaba Andersoniana
letta al capezzale d’un bambino.
Ti sento
come soffio esaltante di vento lieve
invadendo le fessure
con ali d’angelo,
come l’afrodisiaco
nel gelsomino vergine
seducendomi l’aria;
come richiamo spirituale
bussando alla porta ingenua
della mia gioventù.
Camminano sicuri,
belli abbronzati,
sguardo obliquo,
schietti, pelosi e tatuati.
Amanti del baccano
e
pancia affluente e portafoglio in mano.
Dietro le spalle
piccole scappatelle
sbiasimate.
La loro arte popolare
l’interminabile domare
A casa
tengono donnine
pronte a coccolare.
Tutto un fermo immagine
nel colmo dell’aspetto visionario:
terra, mare, firmamento;
eterea sensazione
dell’occhio
in fiera osservazione
Poi, nell’alto, spontaneo
movimento di squadriglia in piumino.
Missili viventi le sule alabastrine
tagliando le onde bambine
in improvviso agguato;
micidiali razzi
giungendo il bersaglio all’insaputa
in verticale caduta,
ali e artigli chiusi
in precisa e calcolata schiantata
quasi dea;
infallibile la missione per preda in apnea.
Grande la loro gioia avventuriera
che suscita pelle d’oca….
telescopici gli occhi maligni
Arte è il sovvrastare,
goder e far tremare,
turbar senza peccare,
sopravvivere è beccare.
senza batter ciglio,
perché così s’adopera
la legge cruda della madre natura.
Tra i nubi
che Dio fa di donna,
son sepolti i sentieri proibiti
cavati nel buio profondo
della dormente magma
in culla all’oblio adoloscente,
prigionieri
che non sa già di smarrimento,
chiusi a chiave
dietro un cancello a fiabe
che porta al paradiso.
Sboccia d’improvviso l’incanto
dall’infantile petto
ed io,
labirinti di gioia
farò di essi
in piena primavera,
teneri bozzoli
tremuli di folgorante vita.
Sono una fata buona
nata per i dormienti
da dove passo lascio il mio segno
Magia spargo ovunque
su maturi ed esordienti
per cancellar disdegno
Cerco socchiuse porte
discreta entro nei templi oculenti,
io ballo, mesmerizzo, regno.
AVANZI DI UN PADRE
bisbigli di un inconveniente,
d’ingombro, di rottame d’umanità
mi giungono lungo il corridoio
indebolito del cosciente
residui d’un padre
parlano di sfregio, di svergogna,
di giogo che un bastone della vecchiaia
mi schiocca addosso
inerzia che mi smantella le ali
mi empe di vuoto,
ossame mie crescendo
fioritura e fogliame
sui ramoscelli altrui
echi girovaghe di autorità paterna
portata via dalla marea in discesa,
di cavallo
che dimentica come ribellarsi
perché il tempo lo addomestica
figli di cartapesta
samaritani
di quattro soldi
indifferenti mi sfiorano
alienati dallo squarciagolar di piazza affari
ingratitudini negano
eterne affezioni perdonano
fragili emozioni chiedono
bisogni e diritti
rammentano chi ero…chi ancora sono.
RUPI
Ruvida, corposa maestà.
Petti di roccia straziata,
indomata come i pelosi
toraci maschili
a ciocche di capelli inanellati
fette di crepe e fessure condannate all’eremo
calpestate da indulgi di venti ululanti;
rifugi dei falchi, dei fantasmi notturni,
degli echi dei fischi e le loquele dei canti
falde di pietra calcarea
dal tempo formata e deformata
vittima dei mari trasgressori, giumente di schiuma,
lor furia svuotando sbattendosi incontro
timido s’innalza il
mio sguardo
verso le rupi cerei
ripidi come i torelli selvaggi nelle gare
rodei ;
m’inchino davanti
come se fossero dei...
dalla loro cruda altezza, su indugiante stagione,
su vele e palombari, vallate e villaggi,
tramonti sanguigni e albe rosee
tranquilli vegliano.
Il sole li sfavilla
gli elementi l’erodono…
l’uomo folle li confonde col trampolino!